Scatta l'ora X per Volkswagen: è previsto per domani il primo di nove incontri tra i vertici del gruppo e i rappresentanti dei lavoratori, in calendario fino al 31 agosto. Il clima si preannuncia particolarmente teso, come riporta Bloomberg, con i sindacati che accusano la dirigenza di una gestione comunicativa definita "disastrosa" riguardo alle ipotesi di tagli, chiusure di impianti e possibili spin-off di alcune divisioni.
Durante l'assemblea di Wolfsburg, il CEO Oliver Blume e il numero uno del marchio Volkswagen, Thomas Schäfer, illustreranno ai dipendenti il piano di riduzione dei costi, sottolineando la complessità della situazione che il gruppo sta attraversando.
Blume ha già avvertito che le difficoltà potrebbero accentuarsi nei prossimi anni. Secondo quanto riportato da Reuters, che cita una nota interna visionata dall'agenzia, gli oneri generali di Volkswagen risultano superiori di oltre il 30% rispetto a quelli di aziende considerate comparabili.
Il costruttore tedesco sta affrontando contemporaneamente diversi fattori di pressione: la crescente concorrenza dei marchi cinesi sul mercato europeo, il rallentamento della redditività in Cina e l'impatto dei dazi sulle importazioni negli Stati Uniti. Un contesto che si riflette su utili in diminuzione e su una significativa sovraccapacità produttiva in Europa.
"La situazione è più che critica", ha dichiarato l'amministratore delegato. Secondo Blume, margini inferiori al 4% possono essere considerati solidi nell'attuale contesto di mercato, ma non sarebbero sufficienti, nel lungo periodo, a garantire risorse adeguate per investimenti in tecnologie, prodotti e stabilimenti.
Il gruppo non ha finora quantificato ufficialmente l'entità di eventuali ulteriori riduzioni dell'organico. Diverse indiscrezioni parlano di altri 50.000 posti di lavoro potenzialmente a rischio, che si aggiungerebbero ai circa 50.000 già previsti nei piani annunciati in precedenza.
Nel frattempo, gli azionisti di riferimento della famiglia Porsche-Piëch avrebbero aumentato la pressione sulle parti coinvolte, chiedendo misure di ristrutturazione più incisive. Restano invece prive di conferma ufficiale le ipotesi relative agli stabilimenti tedeschi potenzialmente interessati dagli interventi. Tra quelli citati dalle indiscrezioni figurano Emden, Hannover, Zwickau e Neckarsulm.