C'è un nastro di asfalto nel cuore della Bassa Sassonia che, nel 1987, ha sancito la nascita di un mito: il circuito di
Ehra-Lessien. Fu lì che la CTR "Yellowbird" di Alois Ruf infranse la barriera dei 340 chilometri orari, riscrivendo le gerarchie delle supercar dell'epoca con un record di velocità assoluto. Oggi, quel nome torna a firmare un progetto che non è un semplice tributo nostalgico, ma un manifesto di ingegneria contemporanea: la
RUF Ehra. Presentata alla
Monterey Car Week, non è una "semplice" Porsche 911 pesantemente elaborata: sotto una silhouette che ricalca le proporzioni iconiche della elfer si nasconde una
monoscocca di fibra di carbonio, materiale utilizzato anche per l'intera carrozzeria per massimizzare la rigidità strutturale e contenere il peso. Rispetto alla CTR Anniversary, la Ehra sceglie ha passaruota allargati di oltre
5 centimetri per conferire all'auto un'impronta a terra imponente, necessaria per gestire il nuovo pacchetto tecnico.
Flat six biturbo integrale
Il cuore meccanico è un
flat six biturbo di 3.6 litri, capace di erogare
650 CV e una coppia di 900 Nm, messi a terra da un
cambio manuale a sette rapporti abbinato a un sistema di
trazione integrale, per bruciare lo
0-100 in di 3,3 secondi. L'assetto prevede sospensioni a
doppio quadrilatero su entrambi gli assi con ammortizzatori in configurazione
pushrod, una soluzione derivata dalle corse che promette una precisione di guida millimetrica senza sacrificare troppo il confort sulle lunghe distanze. Il comparto frenante non è da meno, con pinze a sei pistoncini all'anteriore e quattro al posteriore, abbinati a dischi forati autoventilanti celati dietro a
cerchi monodado di magnesio. All'interno, l'abitacolo è un dialogo tra titanio e pelle, dove spicca il pattern
"Pasha" a scacchi, omaggio alla tradizione Porsche degli anni '70, mentre gli strumenti analogici hanno il classico fondo verde RUF.