Volkswagen, 100 mila esuberi e 4 fabbriche a rischio: le indiscrezioni scuotono Wolfsburg


Data inizio: 26-06-2026 - Data Fine: 26-08-2026


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Il gruppo Volkswagen torna sotto i riflettori a pochi giorni dalle voci su un presunto rischio di fallimento. A rilanciare nuove ipotesi su una ristrutturazione ben più pesante di quanto finora attuato dai vertici aziendali è ancora Manager Magazin. Questa volta, però, vengono forniti numeri particolarmente rilevanti sulle possibili iniziative di riorganizzazione del colosso tedesco.

Secondo la testata, l'amministratore delegato Oliver Blume starebbe definendo la ristrutturazione più radicale nella storia del gruppo, con 100 mila posti di lavoro a rischio e la chiusura di altri quattro impianti finora esclusi, almeno ufficialmente, dai programmi di efficientamento già in corso.

I piani di Blume

Attualmente, il gruppo impiega 602.659 persone nel mondo, di cui 284.032 nella sola Germania. Tuttavia, Blume e il direttore finanziario Arno Antlitz hanno già chiarito che le misure di ristrutturazione avviate non sono sufficienti a migliorare la redditività e a rilanciare la sostenibilità economica complessiva. Per questo, ci sarebbe l'obiettivo di tagliare 100 mila posti di lavoro, il doppio rispetto ai 50 mila concordati negli ultimi anni con i sindacati tedeschi e riferiti alla sola Germania.

Inoltre, emergerebbe l'intenzione di chiudere gli stabilimenti Volkswagen di Hannover, Zwickau ed Emden, impianti più volte finiti al centro di indiscrezioni sulla possibile dismissione, nonché la fabbrica Audi di Neckarsulm. I cancelli verrebbero chiusi non nel breve termine, ma solo quando gli attuali modelli in produzione arriveranno alla fine del loro ciclo di vita.

Infine, Blume vorrebbe ridurre gli investimenti di circa il 15%, portandoli a poco più di 130 miliardi di euro nei prossimi cinque anni, tagliare i costi generali di 11 miliardi entro la fine del decennio e avviare una revisione profonda della struttura operativa, con una trasformazione dei vari marchi, tra cui quello Volkswagen, in entità più autonome, pronte a essere valorizzate anche tramite una possibile quotazione.

La reazione di Wolfsburg

Blume avrebbe già presentato al consiglio di gestione il nuovo piano di ristrutturazione, ma la relativa documentazione non conterrebbe cifre specifiche, perché l'amministratore delegato vorrebbe lasciare spazio alle trattative con le parti sociali per definire i dettagli.

Non a caso, la reazione da Wolfsburg è improntata alla cautela. Un portavoce Volkswagen non ha commentato le indiscrezioni, ma ha comunque sottolineato il peso delle negoziazioni interne: “I fatti rilevanti saranno discussi e approvati dagli organi competenti. Non anticiperemo questo processo”. Il rappresentante ha inoltre aggiunto che l'intero gruppo, compresi marchi e filiali, deve affrontare cambiamenti di ampia portata.

Di certo, non sarà facile per Blume e l'attuale management far accettare ai sindacati e alla politica tedesca un piano così radicale. Il consiglio di fabbrica e il sindacato IG Metall hanno già alzato le barricate, parlando di progetti che mettono a rischio lavoratori e territori, e avvertendo che, qualora venissero portati avanti, si opporranno con tutte le loro forze. Del resto, i rappresentanti dei lavoratori occupano metà dei seggi nel consiglio di sorveglianza, mentre il Land della Bassa Sassonia, che nomina altri due consiglieri e dispone anche di poteri di veto su numerose questioni, tra cui eventuali riorganizzazioni della forza lavoro, sostiene tradizionalmente le posizioni sindacali.




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