Ferrari Luce, cosa dice chi la difende: a Ignition si infiamma il confronto


Data inizio: 20-06-2026 - Data Fine: 20-08-2026


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Su una cosa tutti sono d'accordo. Nessun'altra Ferrari, forse nessun'altra auto, ha fatto discutere - e continua a farlo - quanto la Luce. E non perché sia la prima elettrica del marchio. Anzi, tutta la polemica sul design ha messo in ombra proprio questo aspetto, che in teoria ci si aspettava fosse il più controverso.

Invece no: mezza Italia si è accapigliata per più di un mese non sull'assenza degli identitari cilindri, ma sull'aspetto esteriore. Se ne è parlato anche il 20 giugno a Ignition, la grande festa per il 70esimo di Quattroruote a Vairano.

Come gli orologi

Primo a intervenire, Beppe Ambrosetti, già direttore generale di IWC e delegato italiano della Fondation de la Haute Horlogerie, che, su imbeccata del conduttore Gazzoli, ha inevitabilmente fatto un parallelismo - un po' provocatorio - tra il mondo automotive e quello dell'industria orologiera: “Quando Patek Philippe, famosa per i suoi orologi di lusso e per le sue complicazioni, ha deciso di fare qualcosa che non aveva mai fatto, cioè un orologio più accessibile, in acciaio - qualcosa di assimilabile, quanto a disruption, a un modello elettrico per Ferrari - a chi si è rivolta per disegnarlo? Non a gente che faceva i ferri da stiro, ma a Gerald Genta, che allora era già il numero uno nel design di orologi. Così è nato il Nautilus, oggi tra i modelli più iconici della Casa. In Italia abbiamo nomi pazzeschi nella storia del design. Ci si poteva rivolgere a loro”.

“Non toccatemi Jony Ive”, ha replicato l'influencer tech Jakidale, che ha difeso la scelta del Cavallino, sottolineando come il designer americano “abbia fatto qualcosa che nessun altro avrebbe potuto fare, ripensando l'auto dall'interno, in termini di praticità e funzionalità. Non so se poi si possa sposare con un marchio del genere, questo non lo giudico io. Però è lo stesso approccio che ha avuto Tesla. Vi faccio una provocazione: in questo piazzale, qui alla festa di Quattroruote, ci sono pezzi pazzeschi della storia dell'auto. Ma una delle cose che più colpisce è il Cybertruck”.

Tra visioni e rischi

Ambrosetti non ci sta: “Immaginiamoci, però, questo piazzale fra trent'anni. Oggi qui c'è una varietà tecnica e di stile incredibile: sei cilindri, otto cilindri, carburatori, iniezione… Possiamo parlarne, c'è passione. Domani che cosa avremo? Un'infilata di Tesla tutte uguali?”.

Così è il direttore di Quattroruote, Alessandro Lago, a fare sintesi: “Per essere disruptive devi sparigliare le carte senza compromessi. È molto rischioso quando si tocca Ferrari, che è un po' come la mamma degli italiani. A Maranello ne erano consapevoli e hanno preso un rischio calcolato, ma all'interno ci sono state divisioni e la scelta non è stata accettata da tutti. L'idea di spostare l'angolo di visuale è eccezionale; affidare il progetto interamente a un team con poca esperienza di auto, però, può essere un problema sul piano tecnico, perché l'automobile è un prodotto estremamente complesso. Gli interni, disegnati da Ive, a me sono piaciuti; gli esterni, in capo a Mark Newson, non mi hanno convinto. Ora vedremo che cosa dirà il mercato”.




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