Mobilità privata e urbanizzazione crescente. Serve una bussola per tenere conto sia di un processo irreversibile – si prevede che due terzi della popolazione mondiale vivrà in città entro il 2050 - sia delle esigenze ambientali, economiche e sociali legate al fenomeno. Prova a dare qualche indicazione la ricerca presentata a Roma “Auto e Città, oltre il divieto” dell'
Osservatorio Auto e Mobilità della
Luiss Business School, con cui si scopre anche che l'
Italia è il Paese europeo con il maggior numero di
Zone a Traffico Limitato (ZTL) e conta più della metà delle limitazioni alla circolazione registrate in Europa.
La proposta per un portale unico nazionale
In
Italia mancano coordinamento e criteri stabiliti a livello centrale, come invece avviene in Francia, Spagna o nella Germania federale. La proposta di Fabio Orecchini, Direttore
Osservatorio Auto e Mobilità della
Luiss Business School, è concreta: “Servono degli standard attraverso un intervento statale e serve l'attivazione di un
portale unico nazionale che raccolga tutti i provvedimenti adottati localmente e che consenta alle
auto sempre più connesse e digitalizzate in arrivo sul mercato di accedere in tempo reale alla normativa in vigore in ogni città”.
Il primato italiano delle ZTL in Europa
Secondo lo studio della
Luiss, su circa 500
ZTL attive in Europa, ben 446 si trovano in
Italia. Più in generale, il nostro Paese concentra 485 misure di limitazione dell'accesso – tra
ZTL,
Low Emission Zone (LEZ) e sistemi di
congestion charge – oltre la metà del totale europeo (56,2%) che ammonta a 863 interventi. Le
ZTL, che qualcuno vede come il diavolo senza esserlo, sono uno degli strumenti a disposizione dei Comuni per regolare la
mobilità urbana, limitando l'ingresso di veicoli nei centri urbani per meglio tutelare patrimonio artistico e salute. Diverso è il caso delle
LEZ, si legge ancora nella ricerca, pensate per ridurre l'inquinamento attraverso restrizioni selettive basate sulle
tecnologie di trazione. In Europa si contano 338
LEZ: la Spagna è in testa con 82 zone attive, seguita da Francia (63), Germania (57) e Paesi Bassi (40). L'
Italia, con 37
LEZ, si colloca al quinto posto, e di nuovo con un sistema “fortemente disomogeneo”.
L'efficacia delle misure e l'impatto sociale
La ricerca sottolinea come l'analisi di 25 studi internazionali confermi l'efficacia delle misure di regolazione degli accessi.
LEZ e
congestion charge producono, nella maggior parte dei casi, una riduzione delle emissioni e del traffico, un miglioramento della qualità dell'aria e un incremento del valore immobiliare nelle aree interessate. Così come, secondo studi indipendenti, pedonalizzazioni di aree urbane e
Zone 30 migliorano in molti casi attrattività economica e vivibilità urbana. Merito della ricerca è non nascondere i possibili effetti sociali di tutte queste misure: “Le restrizioni alla circolazione possono infatti generare nuove disuguaglianze, penalizzando in particolare le fasce di popolazione maggiormente esposte alla svalutazione dei
veicoli datati e con minore capacità di sostituire quelli più inquinanti”.