Secondo il ministro, il progetto industriale di Tavares orientato all'elettrico avrebbe ignorato le reali necessità del mercato dell'auto e la forza produttiva del sistema Italia. “Abbiamo cambiato in maniera radicale quel piano”, ha rivendicato Urso, ricordando come il governo Meloni abbia spinto per riportare negli stabilimenti Stellantis di Torino e Melfi nuove piattaforme per modelli ibridi, considerati più congeniali alla fase di transizione.
Il messaggio alla nuova gestione guidata da Antonio Filosa è implicito: la rotta deve restare questa, ancorata alla realtà produttiva. Una strada che il Ceo ha già definito e che sarà confermata dal nuovo piano strategico che Stellantis presenterà all'Investor Day del 21 maggio.
L'attacco frontale di Urso si estende poi al Green Deal dell'Unione Europea, definito “del tutto inattuale rispetto al mondo che ci circonda”. In un contesto di guerre commerciali e conflitti armati, continuare a seguire “l'utopia ambientale” senza una protezione della base industriale europea è, per il ministro, “una scelta suicida”.
Da qui la proposta italiana di riforme radicali, che ruotano attorno all'introduzione del concetto di “Made in Europe” nell'Industrial Act.
Ma la partita dell'auto non si gioca solo sull'asse Roma-Parigi-Detroit. Se Stellantis non riuscisse a garantire il target del milione di auto prodotte in Italia, l'esecutivo è pronto a guardare altrove.
Il ministro ha infatti confermato la massima apertura agli investimenti stranieri, con un riferimento esplicito ai costruttori cinesi (come Dongfeng) che potrebbero essere interessati a rilevare o occupare siti produttivi.
“Gli investitori stranieri scommettono sul nostro Paese in massa”, ha spiegato Urso, indicando la stabilità politica italiana come forza attrattiva globale.
Inevitabile un capitolo sull'energia, con la ricetta di Urso che prevede l'efficientamento garantito dal piano Transizione 5.0 e il ritorno al nucleare civile.
L'annuncio è ambizioso: una Newco composta da Ansaldo Nucleare, Enel e Leonardo per sviluppare reattori di nuova generazione, piccoli e modulari (SMR). “L'Italia ha rinunciato al nucleare per una follia collettiva. Oggi dobbiamo tornare a produrre l'energia che abbiamo inventato”.