Concessionari, c’è ancora spazio per la crescita, specie nel postvendita


Data inizio: 12-03-2026 - Data Fine: 12-05-2026


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Dalla presentazione dell'Automotive Dealer Report di Italia Bilanci all'interno di Campo Base Distribuzione, iniziativa di Interautonews dedicata al mondo dei concessionari, arrivano ancora una volta indicazioni preziose per il mondo dei professionisti della vendita e dell'assistenza dei veicoli. Come sempre denso di contributi il programma (coordinato da Umberto Seletto, direttore editoriale delle due pubblicazioni), a cominciare dall'intervento di Massimo Artusi, presidente di Federauto. Il capo dell'associazione dei dealer italiani ha invitato i concessionari iscritti a fare da reclutatori per l'organizzazione, così da farla diventare un interlocutore ancora più forte nel confronto col la politica e gli altri attori del settore.

Sale la concentrazione, diminuiscono i margini

Da Fausto Antinucci, fondatore di Italia Bilanci, pochi ma chiari messaggi alla platea: le immatricolazioni di questi rimi mesi sono ancora influenzate dalla coda degli incentivi, mentre prende forma una forte concentrazione nei segmenti sport utility B e C, che permette ai nuovi attori, con un numero limitato di modelli, di attaccare il cuore del mercato, tanto che nel 2025 ben 46 brand hanno superato le mille registrazioni: nel 2020 i primi cinque coprivano oltre il 43% del mercato, nel 2025 sono scesi sotto il 36%. Prosegue il fenomeno della concentrazione fra imprese del settore, con una crescita del fatturato medio prevista a 63 milioni di euro a fine 2026, ma una redditività ante imposte in calo allo 0,9%. Di fronte a fenomeni come l'aumento del portafoglio dei marchi e la diminuzione del peso specifico di ciascuno nel business del concessionario, il consiglio è che ciascuno investa nel proprio dealer brand.

Andate e aggregatevi, il mondo è sempre più competitivo

Partendo da uno scenario geopolitico in rapida e imprevedibile evoluzione, Gianluca Di Loreto, Partner di Bain & Co, fa notare come la dinamica dell'import-export fra le macro aree (Cina, Europa, Nordamerica) mostri in prospettiva una maggiore dipendenza dell'Occidente rispetto al gigante asiatico, che avendo saturato il proprio mercato non tarderà a diventare ancora più aggressivo. L'esortazione di Di Loreto ai concessionari è pertanto di non perdere tempo a fare accordi fra pari: in Italia acquisizioni e collaborazioni crescono ormai a un ritmo più rapido rispetto alla media Europea, perché un mercato più piccolo richiede meno operatori ma più forti, anche a costo di cedere un poco della propria autonomia.
Vittoria Ferraris, managing director & sector lead Automotive Emea di S&P, concentra il suo intervento su un'industria dell'auto che ha messo i costi fissi nel mirino a causa di un calo di redditività dal 6,3 al 2,9 percento, ma con margini di miglioramento limitati dalla necessità di mantenere il passo dei costruttori cinesi, che stanno riducendo i tempi di sviluppo dei nuovi modelli. Ferraris vede quindi un biennio 2026-2027 all'insegna dell'incertezza, anche a causa della tensione internazionale, nel quale i mercati di Cina e Usa potrebbero arretrare e l'Europa galleggiare, senza che l'apporto di crescita di alcune aree emergenti, come l'India, possa incidere sulla dinamica globale.

Quattroruote Professional, la forza dei dati

Per la prima volta, fra i partner di Campo Base c'è Quattroruote Professional, di cui il direttore Luigi Caligaris ha illustrato il profilo di software house atipica, che poggia sulla forza dei dati la sua capacità di sviluppare soluzioni al servizio di tutti i soggetti che si occupano in modo professionale della mobilità. Carlo Siviero, direttore della banca dati della business unit dell'Editoriale Domus, ha dato conto del fenomeno dell'incremento, negli ultimi tre anni, del numero di marche e modelli, e della diminuzione delle versioni, per effetto dell'arrivo dei costruttori cinesi: “e siamo solo a metà dell'ondata”, avverte. Mentre l'offerta di auto elettriche è ancora sproporzionata rispetto al mercato - e il diesel resiste ormai solo dal segmento D in su -, i pochi modelli del segmento B fanno ancora il 15% dell'immatricolato. L'approfondimento di Siviero sull'andamento dei prezzi fra auto cinesi e non rivela una differenza media di valori a favore delle asiatiche del 31% nel caso delle alimentazioni a benzina, del 21%per le Plug-in, e del 4% per le elettriche, nelle quali però si fa sentire il peso dei marchi europei di proprietà cinese, come Volvo e Smart.

Dalle grandi famiglie dell'auto a un maxi gruppo pubblico?

A conclusione dell'incontro, Bernardo Bertoldi, professore associato presso il dipartimento di Management dell'Università di Torino, ha condiviso le sue valutazioni sul futuro dei grandi gruppi europei dell'auto e sulle scelte dei loro azionisti di riferimento. In particolare sull'ipotesi suggestiva di un disimpegno delle famiglie propietarie nei tre maggiori conglomerati (Renault, Stellantis e Volkswagen) e, a fronte dell'oggettiva difficoltà di trovare compratori in grado di sostenere l'investimento complessivo (fra i 60 e i 90 miliardi), di un'acquisizione dei tre soggetti da parte pubblica, finalizzata alla creazione di un maxi gruppo continentale. Uno scenario che Bertoldi giudica improbabile, ma non impossibile.




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